| FAO: Quasi metà del pesce consumato nel mondo proviene dall'acquacoltura |
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| Scritto da Stefano Pisani |
| Mercoledì 09 Novembre 2011 16:05 |
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Secondo il report, con la stagnazione della pesca e l’aumento della popolazione mondiale, l’acquacultura è percepita come “la forma di allevamento che ha le maggiori probabilità di produrre più pesce in futuro, in modo da venire incontro alle crescenti rischieste in fatto di salute e di qualità del cibo acquatico”. Con la crescita registrata in termini di qualità e quantità, l’acquacoltura ha contribuito a ridurre la povertà e migliorare la sicurezza alimentare in molte parti del mondo. Ma l’acquacoltura non è cresciuta allo stesso mondo in tutto il pianeta. Significative differenze nei livelli di produzione, le composizioni delle specie e i sistemi di allevamento esistono fra un paese e l’altro e all’interno dello stessa nazione, fra una regione e l’altra. La regione dominante del settore è l’Asia, versante Pacifico: nel 2008 ha raggiunto l’89,1 per cento della produzione globale, con la Cina che da sola ha raggiunto il 62,3 per cento del totale. Dei 15 paesi leader nell’acquacoltura, 11 sono in questa area del mondo. Relativamente alle specie allevate, alcune nazioni guidano le classifiche di produzione come ad esempio la Cina per le carpe, la Thailandia, il Vietnam, l’Indonesia, l’India e ancora la Cina per quanto riguarda i gamberetti e Norvegia e Cile per i salmoni. In termini di tecniche di allevamento, i sistemi intensivi sono soprattutto presenti in Nord America e nei paesi in cui è più sviluppata l’acuqcoltura in Europa e America Latina. Nelle regioni pacifiche dell’Asia, nonostante importanti progressi tecnologici, i produttori a piccola scala restano l’ossatura portante del sistema. Una situazione che si presenta anche in Africa, dove prevalgono piccole e medie fattorie di acquicoltura. Produttori a scala industriale e commerciale dominano in America Latina, dove però ci sono anche forti potenzialità per piccole imprese.
Le preoccupazioni sulla sicurezza alimentare crescono in parallelo con la produzione: problematiche come la tracciabilità del prodotto, la certificazione e l’ecoetichettatura stanno assumendo una importanza via via crescente, e sono considerati una prioritaria esigenza da molti governi. Accanto alla sostenibilità ambientale, altri importanti sfide riguardano i cambiamenti climatici e la crisi dei mercati, si legge sempre nel rapporto. Il settore dovrebbe prepararsi alle difficoltà che lo attendono e star pronto ad assistere i produttori a piccola scala organizzandoli in associazioni e promuovendo una migliore gestione di migliori pratiche di allevamento. Il report completo, presentato alla Global Aquaculture Conference di Phuket (Tailandia) è disponibile qui http://www.fao.org/fishery/regional-aquaculture-reviews/aquaculture-reviews-home/en/ |
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Roma - Circa la metà del pesce consumato nel mondo proviene dall’acquacoltura. A rivelarlo è un rapporto Fao che svela che questa forma di allevamento è la fonte di proteine animali in più rapida crescita: fra il 2000 e il 2008 la produzione ittica globale fornita dall’acquacoltura è cresciuta di oltre il 60 per cento, passando da 32,4 a 52,5 milioni di tonnellate all’anno. Nel rapporto 









