| Nuovo metodo per tracciare "geneticamente" l'origine dei pesci |
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| Scritto da Stefano Pisani |
| Mercoledì 23 Maggio 2012 17:54 |
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Un’attivita' di pesca spesso illegale ed eccessiva e' stata la causa negli ultimi anni di un repentino e massiccio impoverimento delle risorse ittiche mondiali sebbene esistano a livello internazionale delle leggi che regolamentano tale attività. Nella pubblicazione su Nature communications si spiega che è stato usato un approccio di tipo “genome-scan” per individuare regioni genomiche sotto selezione divergente tra le popolazioni naturali di pesci ad alto sfruttamento commerciale. Si assume infatti che nelle popolazioni naturali ci siano dei geni più adattati alle particolari condizioni locali. Tali geni possono essere usati come “marchio di origine” dei singoli individui. La tecnica del “genome-scan” e' stata applicata a quattro specie marine di grande importanza commerciale e legate a problemi di pesca illegale e sovrasfruttamento degli stock: Merluzzo atlantico (Gadus morhua), Aringa (Clupea harengus), Sogliola (Solea solea) e Nasello (Merluccius merluccius). L’approccio “genome-scan” ha permesso di sviluppare per la prima volta marcatori molecolari in grado di tracciare in modo accurato l’origine geografica del singolo esemplare. In specie soggette a pesca illegale e/o ad eccessiva pressione di pesca cio' rappresenta e' un prezioso strumento per prevenire il collasso degli stock naturali che comporterebbe non solo l’estinzione di molte popolazioni locali ma metterebbe a rischio l’intera specie - come è recentemente avvenuto per il merluzzo atlantico. La possibilita' di tracciare con strumenti genetici l’origine geografica dei prodotti della pesca è inoltre essenziale per smascherare molte frodi commerciali altrimenti molto difficili da identificare. |
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Londra – Introdotto nuovo metodo per tracciare la provenienza dei pesci. La ricerca, pubblicata su ‘’Nature Communications’’, e' opera dell’Universita’ di Padova, e sfrutta le moderne tecniche della biologia molecolare che permettono oggi di poter tracciare con elevata affidabilita' il pescato e i relativi prodotti di lavorazione dalla nave sino alla tavola dei consumatori e di poter individuare la provenienza geografica con margini di errore molto bassi. Lo studio e’ frutto di una collaborazione internazionale nell'ambito del progetto europero FishPopTrace. Tomaso Patarnello del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (Bca) dell’Università di Padova e' uno degli autori. Determinare la provenienza del pescato permetterebbe di sapere esattamente quali stock vengono sfruttati nella pesca e se vengono rispettate le regole internazionali di prelievo.









